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Festival Internazionale del Teatro e delle Arti
Visive ZDARZENIA
ROMATEATRO Festival – il Festival delle Strutture di Formazione dello Spettacolo – e ROMATEATRO Network – il Circuito Teatrale Europeo della Formazione e dello Spettacolo – sono gemellati dall’anno 2006 con Il Festival Internazionale del Teatro e delle Arti Visive ZDARZENIA – Tczew (Polonia). ZDARZENIA è dedicato ai giovani artisti che partecipano al concorso con progetti teatrali, metateatrali e musicali originali; si svolge a Tczew, ed è l’unico luogo in Polonia dove presentare le ultime tendenze e le avanguardie del panorama artistico polacco ed eropeo; è luogo di esibizione e di confronto per gli allievi e gli studenti di ogni appartenenza artistica, che hanno la possibilità di dialogare tra loro e con i migliori maestri europei, di fronte ad una platea di esperti di giornalisti e di appassionati, che supera ogni anno le 25.000 presenze.
Accanto alle avanguardie ed alle nuove leve, ZDARZENIA ospita ogni anno i più famosi esponenti del panorama artistico europeo.
ROMATEATROFESTIVAL: INTERVISTA A HALINA KASJANIUK
HALINA KASJANIUK intervistata da Valeria Nardella
intervista ad Halina Kasjaniuk e Marek Musiol
Cosa intende lei con il termine “teatro”? Mi piacerebbe avere una sua personale definizione.
Per me teatro è la realtà che ci circonda, è la metafora del mondo e della vita. Il teatro è la forma d’arte più importante della mia vita, senza cui non potrei esistere. Ho grande esperienza in campo, ho lavorato nell’ambito del teatro sperimentale, aperto a differenti vedute di stile, lavoro come critica, come direttrice, ho lavorato anche come regista (per poco tempo), attraverso workshop con giovani attori studenti. Adesso dirigo il Festival Internazionale di Zdarzenia che mira all’arte quotidiana, alla semplicità nel cogliere l’essenza del mondo.
Come nasce il Festival di Zdarzenia? Quali stimoli hanno indotto alla sua fondazione?
Il Festival nasce otto anni fa, con l’intento di insegnare ad alunni e docenti il senso della collaborazione non solo tra loro, ma anche tra le varie discipline (scenografia, regia, recitazione, musica…), collaborazione che, nel corso degli anni, ha portato a grandi soddisfazioni e grandi successi. L’attore di teatro deve essere sincretico, nel senso che deve fondare la sua arte sull’unione di diversi elementi. La voglia di cooperare è fondamentale nel teatro. I ragazzi fanno amicizia tra loro e formano dei gruppi indipendenti i quali danno vita ad ulteriori progetti, utili a far progredire il senso del Festival. Gli attori sono molto giovani e per questo c’è maggior possibilità di scambiarsi energie, punti di vista. Tutto questo mira alla comprensione reciproca. Il Festival consente agli studenti di vedere porte aperte nel mondo dell’arte dopo l’esperienza formativa. Il metodo utilizzato per produrre i nostri spettacoli è quello della sperimentazione, un metodo nuovo, che permette ai giovani di confrontarsi con le più disparate realtà teatrali. Una grande esperienza per grandi obiettivi. Uno dei punti di riferimento per noi è Eugenio Barba.
Leggendo alcune notizie riguardo il suo Festival, mi ha incuriosita il fatto che lei abbia ospitato al suo interno le più disparate avanguardie artistiche. Cosa intende lei per avanguardia e pensa che essa possa servire ad avvicinare la gente al mondo del teatro?
Ogni età, ogni epoca è un’avanguardia. Senza le avanguardie non ci sarebbe sviluppo nell’arte. Avanguardia è rivoluzione, nuovo modo di esprimersi in ogni campo artistico. In Polonia, uno degli spettacoli più d’avanguardia è stato quello del gruppo RH+ : teatro, musica, spettacolo si uniscono armonicamente; Uno schermo proietta delle immagini che accompagnano i suoni. E’ uno spettacolo emozionante, vivo che rappresenta il mondo contemporaneo.
Ha notato delle differenze tra il teatro italiano e quello polacco?
Sono due culture differenti. Il teatro italiano vive di emozioni, di spontaneità. Non a caso uno dei suoi background, forse il più importante, è quello della commedia dell’arte, fatta di azioni, movimenti, dialoghi energici e spontanei. Il teatro italiano mi piace molto, non si vedono più in giro spettacoli come questi che ho avuto modo di vedere grazie a Romateatrofestival.
In Polonia il teatro tende all’eccesso e gran parte di esso prende spunto dalle storie della cultura popolare. I tabù, gli elementi riguardanti la sessualità maschile e femminile vengono messi in evidenza perché in fondo questi aspetti fanno parte dell’identità umana e una delle tematiche maggiormente affrontate è proprio quella della ricerca di tale identità. A tal proposito, spesso le donne ricoprono i ruoli degli uomini, lavorando su identità che non appartengono alla loro natura.
Pensa che il teatro italiano stia vivendo una fase di decadenza?
Assolutamente no. Non ho visto molti spettacoli in Italia, ma mi è capitato, una volta, al Festival di Spoleto, di guardare uno spettacolo che mi ha colpita particolarmente per la sua forza espressiva vocale e corporea. Non ricordo il nome della compagnia, ma ricordo che parlava di violenza, di guerra, tematiche che colpiscono particolarmente. Mi sono emozionata. No. Non credo che il teatro italiano stia attraversando una fase di decadenza.
Lei crede che Romateatrofestival, Romateatro network, il suo festival, possano offrire all’arte e alla cultura la possibilità di circuitare in maniera più autonoma e indipendente? E pensa che queste iniziative possano avvicinare il pubblico al teatro?
Io penso che queste siano tutte ottime iniziative. In Italia e nel mondo ci sono tante scuole di teatro, tanti attori, tanti insegnanti. Romateatrofestival offre una possibilità di confronto, una garanzia di sviluppo. I ragazzi imparano a capire cos’è il successo, ma anche qual è il modo per arrivare ad esso. Romateatrofestival insegna ad essere leali, aspetto fondamentale per chi vuole fare l’artista. Qui c’è un’atmosfera fantastica tra i ragazzi, tra gli insegnanti, tra gli organizzatori. Soprattutto questi ultimi, sono persone gentili, ospitali, sono delle cariatidi, persone grintose, che lottano per i propri obiettivi, sono persone che non mostrano mai la stanchezza, sono professionisti nel vero senso della parola e mi riempiono il cuore di gioia quando li osservo.
Romateatrofestival dà anche la possibilità ai giovani di continuare a respirare l’aria del palcoscenico quando finiscono di studiare. Lei pensa che possa esserci una soluzione di continuità tra arte ed economia? Si può praticare dell’arte (nel vero senso della parola) e contemporaneamente vivere di essa? In Italia questo non è possibile. Cosa succede in Polonia?
In Polonia le accademie sono molto rigide e selettive. Non tutti possono fare teatro, iniziare la carriera d’attore è molto difficile. Le accademie danno la possibilità di lavorare nell’ambito del teatro da qualsiasi punto di vista, ma solo i veri talenti possono entrare nel mondo professionale. Il talento viene valutato in base a degli esami difficilissimi che i ragazzi sono obbligati a sostenere. Non è facile reggere i ritmi delle nostre scuole : puntualità, precisione, disciplina, studio costante in ogni disciplina. Rispettare queste regole è il primo passo verso la carriera.
Quando escono dalla scuola i ragazzi formano dei piccoli gruppi indipendenti, lavorano e creano il proprio teatro mettendo in pratica tutto quello che hanno imparato.
Un’ultima domanda. Pensa che il teatro ritroverà mai la sua forma originaria?
Il teatro nasce dall’uomo e morirà con lui. Penso che senza di esso non si possa proprio vivere. Il teatro esiste ed esisterà sempre in ognuno di noi nello stesso modo in cui, oggi, sopravvivono i capolavori del passato. Essi rivivono sulla scena e si adattano alla contemporaneità. Noi oggi vogliamo semplicemente continuare ad emozionarci, a sorridere, ogni giorno, quando entriamo in contatto con la realtà.
Valeria Nardella
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